La mia storia
La mia vita da Sognatrice ostinata
Danzare con la vita
Sono nata il 20 marzo, proprio al confine tra inverno e primavera, in quel momento in cui il mondo decide di rinascere.
Forse non è un caso.
A causa di una lussazione congenita all’anca, i miei primi mesi furono un invito alla lentezza: un divaricatore posturale teneva ferme le mie gambe, impedendomi di sperimentare il piacere del movimento.
Gli altri bambini gattonavano. Io osservavo. Loro esploravano. Io… aspettavo.
E quando fu il mio turno, non iniziai dal basso: mi alzai in piedi.
Fu il mio primo piccolo miracolo.
Forse è proprio in quella immobilità iniziale che è germogliata la mia voglia di volare.
Da dove nasce un sogno
Da bambina sognavo di danzare.
Forse volevo solo liberare quelle gambe rimaste ferme così a lungo.
I miei genitori non mi iscrissero a danza, ma a ginnastica artistica:
per cinque anni trovai un modo diverso, ma purissimo, per esprimermi.
Già allora intuivo che il corpo parla… anche quando non ha parole.
L'empatia come Filo segreto
Sono sempre stata quella che ascoltava tutti. La confidente. Il porto sicuro.
La bambina che trovava gioia nell’accudire gli altri. Forse per questo avrei voluto diventare maestra d’asilo. Mio padre mi chiamava “l’avvocato delle cause perse”, ma per me nessuno era mai davvero una causa persa.
Ma le aspettative dell’epoca mi portarono verso una strada più “pratica”: ragioneria, e la promessa di un posto fisso. Non lo sapevo, ma la vita aveva un piano molto più grande per me.
Per realizzare un sogno, una persona deve superare tante prove.
Louisa May Alcott
Il ritorno della danza
Appena ottenuto il diploma, il mio sogno tornò a bussare.
Con il mio primo stipendio mi iscrissi a una scuola di modern-jazz. Poi a un’altra. Poi a una terza.
Erano gli anni di Heather Parisi, e mentre lei brillava in TV, io brillavo nelle mie palestre di danza. Ballavo, studiavo, respiravo musica.
Salivo sul palco, interpretavo piccoli ruoli da solista, sostituivo la mia insegnante quando mancava.
Frequentavo stage con coreografi che avevo sempre ammirato. Era molto più di quanto avessi immaginato.
Solo anni dopo compresi che la danza stava preparando il terreno al mio futuro: mi insegnava la presenza, l’intuizione, la gestione del gruppo, i tempi, le emozioni.
Tutto ciò che oggi porto nel mio lavoro di coach.
Quando i sogni si incrinano
A 25 anni mi sposai. A 30 affrontai un divorzio che mi tolse il respiro. In quel periodo, durante una prova di danza, mi infortunai al menisco. L’operazione fu semplice, ma gli antinfiammatori mi causarono un dolore cronico allo stomaco.
Poco dopo arrivò una diagnosi che fece crollare il mio mondo: coxartrosi severa.
La mia anca non era mai veramente guarita. La sentenza fu dura: “Devi smettere di ballare. Serve una protesi”. E come se non bastasse, comparve un’alterazione cellulare precancerosa.
Un altro stop. Un’altra prova.
Era come se la vita mi stesse sussurrando: Fermati. Guarda dentro. Cambia direzione.
Le domande che cambiano tutto
Fu il tempo delle domande profonde:
- Chi sono, oltre i miei ruoli?
- Sto vivendo o sopravvivendo?
- Quale parte di me ho smesso di ascoltare?
In quel periodo scoprii il libro Puoi guarire la tua vita di Louise Hay. E tutto assunse un significato nuovo.
Capivo che il mio corpo non stava solo soffrendo: stava comunicando. Il dolore all’anca era il simbolo di un sostegno che cercavo fuori, ma che dovevo imparare a costruire dentro.
Rimandai l’intervento e iniziai il viaggio più importante della mia vita: ritornare a me.
La rinascita
Iniziai così un percorso intenso e trasformativo, leggevo, studiavo, sperimentavo:
- intelligenza emotiva;
- pensiero positivo;
- astrologia;
- spiritualità;
- discipline olistiche;
- seminari e percorsi evolutivi;
- PNL.
E, lentamente, il dolore svanì.
Uno specialista mi disse che potevo vivere normalmente.
A quarant’anni compresi la verità più luminosa della mia vita: ogni prova era stata una preparazione. Ogni ferita una porta. Ogni crisi un invito a rialzarmi diversa.
Grazie anche all’incontro con Lucia Giovannini, decisi di lasciare il posto fisso e lo stipendio sicuro per seguire la mia vera passione: diventare una guida per chi vuole credere nei propri sogni. Come da bambina, quando sognavo di diventare maestra d’asilo, oggi accompagno le persone a scoprire il loro potenziale e a prendersi cura dei propri sogni con lo stesso amore e dedizione con cui avrei voluto guidare i bambini.
Lezioni d’amore e gratitudine — la storia più sacra
Nel 2008 la mia mamma iniziò il suo viaggio più fragile: l’Alzheimer.
Da quel momento i nostri ruoli cambiarono.
Lei, la mia guida, il mio rifugio… iniziò ad appoggiarsi a me e io imparai a diventare il suo porto sicuro.
Anno dopo anno, giorno dopo giorno, mi presi cura di lei con una dolcezza che nemmeno sapevo di avere.
La rassicuravo, la accarezzavo, la tenevo tra le braccia come si fa con una bambina. Perché, lentamente, era diventata la mia bambina.
Lei dimenticava. Ma il suo cuore no. La sua anima no.
Gli ultimi sedici anni della sua vita sono stati per me il seminario più sacro, più difficile e più trasformativo.
Accanto a lei ho imparato che:
- l’amore vero non ha bisogno di parole;
- la presenza è un linguaggio;
- la cura quotidiana è una preghiera;
- la fragilità è una maestra che ti apre l’anima;
Accudendola, ho scoperto la parte più luminosa di me.
Lei non c’è più… ma vive ogni giorno nel modo in cui scelgo di amare.
Il cerchio che si chiude (e si apre di nuovo)
Oggi, nel 2025, guardo la mia vita con gratitudine.
Sono sposata da sette anni con Roberto, con cui condivido la mia strada dal 2008. Ci siamo incontrati il 25 luglio, il compleanno di mia madre.
Un segno. Un ponte. Una benedizione. E quando abbiamo scelto di sposarci, abbiamo scelto di farlo ancora quel giorno: 25 luglio 2018.
Per dirle: “Sei con noi.”
Con Roberto cresco continuamente: lui mi sfida, mi ispira, mi specchia. Sua figlia, la mia “figlia spirituale”, ha risvegliato in me un amore nuovo, più ampio, e mi ha portata ad approfondire le dinamiche familiari che ascolto anche nelle storie dei miei coachee.
E poi c’è la danza. La mia danza. Quella che credevo perduta e che aspettava solo il momento giusto.
Ho ripreso a ballare. Sì, con un’anca fragile. Ma con un cuore incredibilmente forte. Perché ho capito una cosa: i sogni non muoiono. Aspettano…
E quando siamo pronti… tornano a danzare con noi.
Perché ti racconto questo
Perché ogni storia contiene un seme di luce. Le mie ferite non mi hanno spezzata: mi hanno resa più flessibile. Le mie cadute non mi hanno fermata: mi hanno trasformata.
Oggi, come Dream Coach, porto con me ogni passo di questo viaggio e lo metto al servizio di chi sente che è arrivato il momento di rialzarsi, scegliere, cambiare, credere.
La vita a volte fa male. Ma la vita, sempre, offre un nuovo ritmo. E possiamo ricominciare a danzare.
Ogni volta.
Se queste parole hanno parlato a una parte di te… forse è il tuo momento.
Io sono qui per accompagnarti nel viaggio verso i tuoi sogni.